Il “Valzer asiatico” dell’Italia

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Non è necessariamente un progetto centrato sul Mediterraneo, sebbene la Belt and Road Initiative abbia una dimensione mediterranea sempre più accentuata – Grecia, Egitto, Marocco, Tunisia, giusto per fare alcuni esempi. Però, da persona che ragiona non solo su temi mediterranei ma anche globali, in particolar modo quando la loro dimensione geopolitica – intesa come processo di ridefinizione dell’influenza politica sullo spazio, e di trasformazione del territorio e del suo significato funzionale rispetto a questa influenza – è molto marcata, la BRI ha chiaramente catturato il mio interesse da un bel po’ di tempo oramai.

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AQMI tra declino strategico maghrebino e terrorismo economico

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Vi è un trend alquanto interessante che sta emergendo nelle ultime settimane in Nord Africa: il crescente focus – retorico, per il momento – dei gruppi Qaedisti verso il Jihad economico nella regione. Ad inizio Aprile 2018, all’inizio della campagna elettorale per le municipali in Tunisia, Uqba ibn Nafi (UIN) – l’affiliato tunisino di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) – ha pubblicato  un documento di sei pagine, riprendendo una serie di temi che spesso risuonano nelle strade tunisine: la rivoluzione dei gelsomini e la primavera araba non hanno portato alcun cambiamento reale e i politici tunisini restano “gli agenti corrotti dell’Occidente, in particolare della Francia”.

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Il regime siriano tra carenza e indipendenza

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Mi ero ripromesso di, quantomeno, fare il tentativo di scrivere post quanto più originali possibili, senza ripostare o commentare materiale altrui. Però, visto che il tempo per scrivere (in Italiano) è sempre abbastanza poco – come l’assenza di vita su questo sito per un bel po’ di tempo credo dimostri – penso sia il caso di fare un’eccezione e postare qui un articolo pubblicato venerdì scorso da uno dei migliori giornalisti italiani di esteri, Daniele Raineri, probabilmente una delle analisi migliori mai scritte, in Italiano, sul conflitto siriano, consultabile qui. Continua a leggere

Il contesto della crisi tra Erdoğan e Gülen

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Per fornire un po’ di contesto (e anche per riempire un po’ il sito) penso sia il caso di ripostare in questa sede un pezzo che scrissi un paio di anni fa per Limes (la versione online) sulla rottura tra Erdoğan e Gülen. In Turchia, in particolare in ambienti vicini all’AKP, l’idea di una mano gülenista dietro i fatti di venerdi è sempre più diffusa. Da questo punto di vista, non sono molto convinto, nel senso che mi sembrebbe un azzardo notevole da parte del movimento del Hizmet tentare un colpo di stato in un periodo del genere, e soprattutto con l’approssimazione dimostrata dai golpisti. Ma, va anche detto, non sempre gli attori politici sono veramente ‘razionali’, come invece buona parte della narrativa ‘positivista’ tende a enfatizzare.

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La solida irrealtà del Golpe Turco

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Da un paio di ore i giornali e social media di tutto il mondo sono impazziti, inondati di notizie attendibili (poche) e non (molte) su cosa succede in Turchia. Avendo vissuto ad Istanbul durante i fatti di Gezi, diciamo che ai tempi ebbi la percezione che i media, in particolari occidentali, non fossero molto corretti nel seguire la Turchia. La sensazione che ebbi fu che il sensazionalismo e la parzialità prendano facilmente il sopravvento sulla sobrietà analitica che certe situazioni necessitano. Ho l’impressione che la situazione sia la stessa.

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