La solida irrealtà del Golpe Turco

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Da un paio di ore i giornali e social media di tutto il mondo sono impazziti, inondati di notizie attendibili (poche) e non (molte) su cosa succede in Turchia. Avendo vissuto ad Istanbul durante i fatti di Gezi, diciamo che ai tempi ebbi la percezione che i media, in particolari occidentali, non fossero molto corretti nel seguire la Turchia. La sensazione che ebbi fu che il sensazionalismo e la parzialità prendano facilmente il sopravvento sulla sobrietà analitica che certe situazioni necessitano. Ho l’impressione che la situazione sia la stessa.

La mia impressione è che il colpo di stato non durerà, per i seguenti motivi:

  • Ad agire è stata solo una parte dell’esercito che, con il passare delle ore, non sembra neanche essere numericamente consistente.
  • Polizia, servizi segreti, la marina, e altre istituzioni di sicurezza turche sono contro il golpe.
  • La gente, seguendo l’invito di Erdoğan, è scesa in piazza e reagisce. Nei vari colpi di stato in passato, i militari in Turchia non hanno mai sparato contro la gente. Pare abbiano sparato contro la polizia, e sarebbe già un fatto molto grave, e nuovo. Potrebbero ora, particolarmente se il gruppo rappresenta un gruppo di ufficiali minori che vedono questa come un’opportunità’ di mobilità “interna” anche per loro. Ma con quali conseguenze?
  • Potrà non piace a molti europei, ma Erdoğan gode di vero consenso in Turchia. Questa è una realtà che molti osservatori continuano a negare. Può piacere o no, ma è cosi.
  • Dai video su Twitter, il controllo territoriale di questi militari non sembra così significativo. Da come se ne parlava all’inizio, sembrava controllassero tutto.
  • I partiti hanno tutti condannato il golpe. Non solo AKP (chiaro) e il HDP (che tutto vogliono tranne un ritorno dei militari al potere), ma anche il CHP e l’MHP, storicamente vicini ai militari. Ma quanto a questi militari?
  • Le moschee stanno organizzando la resistenza anti-golpe, e sono numerose, organizzate e capaci di organizzare le persone strada per strada.
  • Con la situazione regionale attuale, dubito che le potenze esterne coinvolte nel conflitto siriano e nella gestione dei flussi migratori siano contente di un Erdoğan che crolla.
  • Anche nella remota ipotesi che il golpe si completi, alle prossime elezioni Erdoğan (o chi per lui, se lui non potesse correre) prende il 60%. E dopo veramente si vede una democrazia maggioritaria autoritaria. Il tempo dei militari difensori delle sei frecce kemaliste è finito. Non è più il 1980, ma neanche il 1997. Ricordate il 2007, con il fallimento dell’e-memorandum. I militari non hanno più il supporto socio-politico che avevano in passato, e questi militari non sembrano rappresentare altro che una minoranza dell’esercito.

Se volete un paragone storico, guardate a Tejero in Spagna nel 1981, o il tentato golpe contro Gorbaciov nel 1991. Dimenticate Kenan Evren, quei tempi sono andati.

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