Il “Valzer asiatico” dell’Italia

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Non è necessariamente un progetto centrato sul Mediterraneo, sebbene la Belt and Road Initiative abbia una dimensione mediterranea sempre più accentuata – Grecia, Egitto, Marocco, Tunisia, giusto per fare alcuni esempi. Però, da persona che ragiona non solo su temi mediterranei ma anche globali, in particolar modo quando la loro dimensione geopolitica – intesa come processo di ridefinizione dell’influenza politica sullo spazio, e di trasformazione del territorio e del suo significato funzionale rispetto a questa influenza – è molto marcata, la BRI ha chiaramente catturato il mio interesse da un bel po’ di tempo oramai.

L’adesione dell’Italia a questo progetto di evidente portata globale ha creato un dibattito molto intenso – in alcuni casi, credo lo si possa definire addirittura isterico – in Europa e, in particolar modo, negli Stati Uniti, sul significato dell’adesione italiana a questo progetto. Certo, uno sviluppo notevole, guidato da una serie di motivazioni importanti, sia strutturali, che più congetturali, che ho descritto in dettaglio in un articolo pubblicato ad aprile dalla Jamestown Foundation per il suo China Brief.

Queste ragioni continueranno a pesare nel processo di definizione della politica estera italiana nel corso dei prossimi anni. Però, quest’adesione non comporta necessariamente un cambiamento radicale con le scelte internazionali dell’Italia. Anzi, in realtà, la quasi contemporanea adesione ai progetti globali di connettività giapponesi, ufficializzata dall’Italia a fine aprile, mette chiaramente le scelte italiane rispetto ai giganti asiatici in un quadro di continuità rispetto all’atteggiamento classico dell’Italia: alleati ma flessibili, esplorando nuove opportunità senza necessariamente tagliare i ponti con gli alleati tradizionali. Si mantengono le opzioni aperte. In futuro si vedrà.

Insomma, il classico Valzer descritto da ai tempi del riavvicinamento italiano alle principali potenze coloniali nel Mediterraneo meridionale – Francia e Gran Bretagna – agli inizi del ‘900. Spiego più in dettaglio questa continuità e questa logica in un pezzo per War on the Rocks, che potete trovare qui.

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